CONCETTA PEPERE: IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI.

Intervista di Emanuela Campanella © lideamagazine.com


Ha iniziato la sua carriera artistica come violinista e ora la vediamo calcare le scene nelle vesti di soprano lirico: Concetta Pepere, un’artista a tutto tondo che riesce ad emozionarsi ed emozionare solo parlando di musica e canto. L’abbiamo incontrata dopo una tournée in Cina ed un importante concerto a Vienna per conoscere meglio questa sua evoluzione artistica.

Dopo tanti anni da violinista, la vediamo adesso in scena come soprano, ci racconti questa sua evoluzione .

Ho cercato fin dai primi anni di studio di fungermi da filtro attraverso il quale restituire delle vere e proprie emozioni agli spettatori. Cambiando l’ordine degli addenti (voce/violino = emozioni) la somma non cambia! È la magia della nostra missione .

Ho iniziato lo studio del violino nelle scuole medie ad indirizzo musicale, grazie alla pazienza e alla grande professionalità della mia insegnante, Daniela Meo, che ha colto dal primo istante la mia innata passione per la musica e per l’arte in generale ( Danza, Pittura, Poesia, Cinema). I suoi insegnamenti hanno fatto si che dopo pochissimi anni entrassi a lavorare professionalmente nei teatri lirico- sinfonici della mia amata Calabria e da quel giorno la mia vita artistica ha preso forma…

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Mi diplomo appena ventenne sotto la grande guida del Maestro Mauro Tortorelli colui che mi ha trasmesso oltre ad una formazione musicale e umana, un grande rispetto per la musica; ha saputo leggere nei miei occhi l’esigenza di fare e respirare musica, facendo di me una musicista prima che una strumentista. Inoltre mi sono specializzata in Violino a Milano, al Conservatorio “G.Verdi” con il Maestro Mauro Loguercio e ho conseguito il diploma di clarinetto.

Ma l’amore per la lirica nasce dal primo giorno in cui dalla “fossa orchestrale” suonai per la prima volta a quattordici anni la “Traviata” di G.Verdi al Teatro “A.Rendano” di Cosenza…sposai la lirica e giurai eterno amore!! Da quel giorno : “Vissi d’arte, vissi d’amor”!

Possiamo dire che ha appeso il violino al chiodo o nel futuro la vedremo lo stesso insieme al suo più grande amore?

Devo tutto a “quel pezzo di legno” dalle forme incantevoli e dal suono inebriante, in fondo il canto non è così lontano dal violino. Ritengo che il violinista sia prima di tutto una persona che utilizza il violino come il cantante usa la voce: dopo gli studi, l’apprendimento continua solamente ascoltando i grandi cantanti e la tecnica trascendentale del violino non dipende più né dalle dita né dall’archetto, ma dipende piuttosto dalla facoltà del violinista ad avvicinarsi il più possibile alla maniera con cui una voce canterebbe una frase musicale. Penso che i grandi violinisti siano dei grandi lirici, perché una grande interpretazione è prima di tutto rispetto della partitura, ma soprattutto è immaginazione a livello sonoro e di fraseggio, molto più che inventarsi dei “rubato” o delle idee di cambiamento di tempo che potrebbero sembrare personali o fantasiose. Credo sia interessante scoprire come una frase musicale possa convincere maggiormente ricercando una gamma sonora più ricca e una varietà di fraseggio, piuttosto che variare ad esempio il tempo rispetto al modo in cui è stato scritto. Pertanto, io personalmente cerco di servire il testo rispettandolo il più possibile e avvalendomi di una tecnica violinistica che cerco di migliorare tutti i giorni, affinché le sonorità e i dettagli di colore sonoro possano far sì che le opere che di volta in volta eseguo meglio si rivelino e meglio vengano comprese. La tecnica dell’arco è molto simile all’emissione della voce, quindi congiungo al massimo le mie conoscenze tecniche violinistiche e le approdo a quella vocale. Così facendo penso che non appenderò mai il io “Phathos”!

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Ha iniziato l’anno nuovo con una tournée in Asia e recentemente l’abbiamo vista impegnata in un concerto a Vienna, per dove è diretto il prossimo volo?

Ho dato vita al mio sogno, dopo pochissime lezioni di canto, con la fantastica insegnate Marilena Laurenza e la Sign. Dimitra Theodossiuo, solo perché sorretta da una fantastica orchestra, e da amici che hanno creduto nella mia voce e nelle mie possibilità. A Luciano Corona devo il mio ringraziamento più grande. Grazie a lui ho aggiunto la Cina alle mie mete (America, Spagna, Grecia, Tailandia, Olanda, Austria), ho avuto la possibilità di cantare in teatri incantevoli, firmare i primi autografi, sentire l’adrenalina scorrere nelle vene prima di entrare in scena per il debutto!!

Sono rientrata da poco da un’altra fantastica esperienza, a Vienna che mi ha visto al fianco di uno dei più grandi tenori della storia del melodramma, Jaime Aragall I Arriga e al magnifico baritono Franco Cerri. E’ stata una dura prova per me cantare Puccini, Mascagni, Verdi, per un pubblico viennese, pubblico “colto” e soprattutto abituato alla grande musica del Musikverein o della Staatsoper , ma il loro calore, le lodi fatte pubblicamente dal maestro e il lungo e caloroso applauso mi hanno dato la giusta grinta per continuare il mio percorso al meglio, ricreando da quest’arte la sostanza vitale per il nutrimento della mia anima.

I prossimi impegni mi vedranno nelle vesti di Clorinda, la sorellastra della “Cenerentola” di Rossini. Fortunatamente, calandomi in questo personaggio vivo e non muoio come nei ruoli pucciniani! Sarò la prima cantante lirica italiana che porterà l’opera in Mongolia, mi hanno preceduto direttrici donne, cantanti femminili di musica leggera, ma non liriche, quindi sarò onoratissima di far parte di questo cast in collaborazione con la Creative Curating Arts Management Agency di Londra e sotto la guida musicale del celeberrimo direttore d’orchestra Jacopo Sipari di Pescasseroli e con la regia di Ayana Sambu, nonché direttrice artistica del progetto.

Mi diverte molto l’idea di dover affrontare un personaggio ironico, che nel suo piccolo rappresenta l’altra parte della mia persona, l’ironia e la leggerezza del saper vivere.

Che cosa si augura per il suo futuro?

“Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente”.

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Cerco di vivere a pieno ogni giorno godendomi al cento per cento le giornate, concentrandomi nello studio e nel lavoro. Il segreto per ottenere quello che si desidera sta nell’imparare a padroneggiare l’arte della gratificazione procrastinata. Attenderò e abbraccerò con entusiasmo tutto ciò che il futuro vorrà regalarmi senza pretendere o aspettarmi nulla, augurandomi che la musica continui a dare colore alle mie giornate e che riacquisti il posto cardine nella nostra società in quanto essendo prodotto culturale, è inevitabilmente portatrice di valori extramusicali utili alla formazione di una società sana. Sì, perché la musica non è tangibile, non è materia, ma può rivoluzionare uno stato di cose, può arricchire milioni di persone senza dar loro qualcosa da mettere in tasca. In questo senso la musica genera qualcosa di straordinario: può aiutare l’uomo ad astrarsi di più dall’“avere” e ad occuparsi quindi di più dell’“essere”, perché non si può possedere una musica, la si può solamente gustare intravedendola senza mai potersene appropriare.

Ringraziamenti….

Sono talmente tanti che non saprei da dove iniziare!!

Molti di loro li ho già ringraziati e citati nel breve excursus, ma ci tengo a ringraziare la mia famiglia che mi ama e mi sostiene da lontano. Grazie ai miei genitori, che mi hanno sempre sostenuta nell’affrontare ogni difficoltà, ai miei fratelli che mi hanno consigliato nelle scelte più difficili, a mia sorella che mi ha asciugato le lacrime durante le sconfitte e mi ha spronato a dare il massimo, sempre! Grazie ai miei fantastici nipotini, la vera ragione del mio esistere.

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MARIA CALLAS, Lucia di Lammermoor 1953

LIRICA ZONA MITO, rubrica a cura di Maurizio Tagliabue


Una meravigliosa Lucia di Lammermoor con la mia adorata Maria: un’altra opera simbolo della Callas. La sua tecnica è la perfezione assoluta.

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Questa incisione rappresenta una delle prime in studio eseguita da Maria nel lontano 1953.

Giuseppe di Stefano e Tito Gobbi competano questa meravigliosa registrazione, nettamente superiore all’altra incisione in commercio sempre con Maria, affiancata però da Ferruccio Tagliavini e Piero Cappuccilli.

La direzione orchestrale è sempre di Tullio Serafin.

Registrazione effettuata nella sede del Maggio Musicale Fiorentino nel 1954 e rimasterizzata nel 1997.

CD Altamente consigliato.
Maurizio Tagliabue

GIUSEPPE DI STEFANO, L’elisir d’amore 1954

LIRICA ZONA MITO, rubrica a cura di Maurizio Tagliabue


Non capisco perché questa registrazione possa essere stata trascurata così a lungo.

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La voce di Giuseppe di Stefano è stata secondo me la più bella del secolo scorso.

Insieme a Hilde Gueden, Renato Capecchi e Fernando Corena ha eseguito una performance di tutto rispetto.

Chiude la serie di star il maestro Francesco Molinari Pradelli che ha condotto l’Orchestra e Coro del Maggio Musica Fiorentino con decisa autorevolezza.

Averne al giorno d’oggi cantanti e direttori di questo calibro!! Un plauso alla Decca per aver riesumato un piccola perla.

Audio mono buono.

Registrazione effettuata nella sede del Maggio Musicale Fiorentino nel 1954 e rimasterizzata nel 1995.

CD raccomandato.

DON PASQUALE, Muti 1984

LIRICA ZONA MITO, rubrica a cura di Maurizio Tagliabue


Dopo aver passato in rassegna le registrazioni storiche più interessanti di Vincenzo Bellini, eccoci giunti a Gaetano Donizetti.

Iniziamo con un DON PASQUALE da non perdere.

Si tratta di una prestazione superba di un gioiello d’opera con un cast stellare.

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Completamente fedele alla partitura, Riccardo Muti sul podio della Philharmonia Orchestra, con l’Ambrosian Opera Chorus, impone all’orchestra ritmi molto veloci donando all’intera performance, di altissima qualità, un senso di gioia a questa deliziosa commedia lirica.

Registrazione effettuata a Londra nel 1984.

CD altamente raccomandato.

 

I PURITANI, Maria Callas, 1953

LIRICA ZONA MITO, rubrica a cura di Maurizio Tagliabue


La più bella sorpresa di questa registrazione de I Puritani per me è stato quanto fosse superbo Giuseppe Di Stefano in questa opera in un ruolo a lui non consueto.

Ho numerose registrazioni della Callas e di Di Stefano molto buone ma nei Puritani l’aggiunta di Nicola Rossi-Lemeni costituisce una performance eccellente.

La registrazione è molto buona e Maria Callas è incredibile come sempre.

Tullio Serafin sul podio dell’Orchestra e Coro scaligeri dirige con la bravura.

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Registrazione effettuata al Teatro Alla Scala nel 1953 e rimasterizzata nel 1997